Panorama 1

Ildebrando Antonino Santangelo - Il Pensiero

I.A. Santangelo: il pensiero

P. Santangelo ispirato da una forte sensibilità scentifica e fi¬losofica, era profondamente convinto: dell'esistenza di Dio uno e trino: Creatore, Redentore e San-tificatore dell'universo e dell'uomo;
Il suo grande Amore di Padre e la sua divina presenza nella vita e nella storia dell'uomo, anche di oggi;
La Divina Rivelazione, che trova la sua massima espressione nell'Incarnazione di Gesú, nei Suoi insegnamenti, nell'Euca¬ristia, dono di Dio alla sua Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e suo prolungamento visibile nel tempo e nella storia;
La certezza dell'esistenza storica di Gesú e della sua Resur¬rezione;
La necessaria « unità » della Chiesa, voluta da Cristo e chie¬sta al Padre nella sua preghiera sacerdotale dell'Ultima Ce¬na, «ut unum sint » affinché siano una cosa sola »;
Che Cristo è il vero senso della vita e dell'esistenza dell'uo¬mo sulla terra;
L'esistenza di un'altra grande realtà, un'Altra Vita, con pre¬mio o castigo eterno ...
Sono questi alcuni dei punti cardine del pensiero filosofico¬teologico di padre Ildebrando Antonino Santangelo, sui quali trova fondamento e sostegno tutta la sua attività sacerdotale, apostolica e missionaria.
Egli era fermamente convinto dell'esistenza di Dio-Amore e della sua vocazione alla vita sacerdotale. Si sentiva un « aposto¬lo » a tutti gli effetti, sempre e dovunque, e non perdeva occa¬sione (anzi le cercava con grande zelo ed entusiasmo), per ri¬chiamare tutti alla piena corresponsione all'Amore di Dio. Un Dio che per Amore verso le sue creature non aveva esitato a farsi uomo, a soffrire ed a morire per esse. E di questo, l'uomo si doveva e si deve render conto se non vuol rischiare di fallire la sua intera esistenza presente e futura.
Scrive padre Santangelo nel suo libro Sviluppo: « Dio è infini¬tamente felice e tuttavia crea l'universo immenso e meravi¬glioso. Crea non per bisogno, perché non ha bisogno di nulla, ma unicamente perché ama...
Il termine dell'operazione di Dio non è la nostra creazione, ma la nostra felicità ... Dio ci ha creato per darci il Paradiso, una felicità totale, smisuratamente superiore a qualsiasi aspi¬razione umana.
Egli, come un padre amoroso, è felice di renderci felici e vive felice nel vederci felici. Per questo prepara per ciascuno di noi un piano meraviglioso per farci raggiungere la felicità.
Ognuno che è da Dio scelto e da Dio chiamato alla vita, lo è perché è da Dio amato. Ognuno di noi è un atto d'amore di Dio. Un atto d'amore continuo, perché ci conserva ogni giorno. Se Egli cessasse di crearci noi diverremmo nulla. Se viviamo è per¬ché Dio continuamente e teneramente ci ama... Non solo, ma Dio tanto ci ha amato e ci ama da scendere in mezzo a noi, farsi uomo come noi e mettersi totalmente a servizio nostro sino a morire per noi, sopportando la colpa di Adamo e le colpe conse¬guenti al peccato originale per farci il dono meraviglioso della libertà e per essere il nostro Salvatore e Redentore. E l'abisso dell'amore e della misericordia infinita di Dio. Per compiere questa sua missione Gesú è morto per noi, dimostrandoci il suo infinito Amore... Non ci fu sofferenza che si volle risparmiare; non ci fu prova d'amore possibile che non ci abbia voluto dare.
Ma perché Gesú ha voluto dimostrarci proprio cosí il suo Amore? Per spingerci ad amarLo come Lui ci ha amato; cosí da unirci perfettamente a sé.
La passione e la morte di Gesú sono la spinta, la causa ed il mezzo della nostra santificazione. Per corrispondere all'Amore infinito di Gesú non ci resta che amarlo senza misura, di puro amore, come Lui ci ha amato ... ».

L'avvenimento piú grande della storia

Che un Dio si facesse uomo era inconcepibile per gli Ebrei e per gli altri popoli antichi, precisa nel libro Il senso dell'esisten¬za. Per questo, quando Gesú si dichiarò Dio, essi senza nean¬che guardare le prove che Egli ne dava, Lo uccisero. Che poi un Dio tollerasse di essere messo in croce per essi era assurdo e ri¬dicolo, al punto che, come supremo oltraggio a Gesú sulla cro¬ce, lo sfidarono a scendere da essa.
Un amore che spinga un Dio a morire sulla croce per gli uo¬mini è troppo grande per essere concepito dagli uomini, né tantomeno inventato. Solo Dio poteva concepirlo; gli uomini potevano solo farne la cronaca, come del resto l'hanno fatta. La Passione di Gesú è l'avvenimento piú grande della Storia e del¬l'Universo intero. Niente di piú grande è mai avvenuto e niente potrà mai avvenire ... Gesú è venuto a rivelare l'amore, la bon¬tà, la fraternità universale al posto dell'egoismo.
Avete inteso che fu detto: occhio per occhio dente per den¬te; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti per¬cuote in una guancia, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a fare un miglio, tu fanne due con lui. Dà a chi ti domanda, e a chi desidera da te un pre¬stito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti, se amate soltanto quelli che vi amano quale merito ne avete? Non fanno cosí anche i publicani? ... E se date il salu¬to soltanto ai vostri fratelli, cosa fate di straordinario? Non fan¬no cosí anche i pagani?
Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro cele¬ste ...
Vi do un comandamento nuovo: Amatevi gli uni gli altri; da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri.

Il senso della vita

Come la felicità terrena è tanto piú grande quanto piú si ama e quanto piú si è amati - rileva ancora padre Santangelo ne Il senso dell'esistenza - cosí la nostra felicità eterna, che poi è la vera Felicità, sarà tanto piú grande quanto piú ameremo Dio, somma bellezza e sommo bene, ed il prossimo, e quanto piú sa¬remo amati da Dio e dal prossimo.
L'unico compito veramente importante della vita è accresce¬re la propria capacità di amare, allargare la propria mente ed il proprio cuore, cosí da abbracciare l'Infinito Iddio e l'umani¬tà intera, volere il bene di Dio e dell'umanità intera, renderci simpatici a tutti, divenendo umili, modesti, dolci; affettuosi, generosi; pazienti. In una sola parola, il senso della vita è farci santi.
Era nel suo animo una contemplazione profonda della real¬tà, un senso interrogativo sul significato della storia e della vita umana; e in questa interiore attitudine contemplativa poggia¬va la risposta cristiana al senso di tutto.
Egli mostrava di credere con fermezza critica che il Cristia¬nesimo è la risposta al senso dell'universo; per questo diventa¬va testimone e annunciatore della speranza cristiana, che pro¬poneva senza sosta con ragionamenti stringenti.
Scommetteva la sua vita su Cristo, origine e fine di tutto, e indicava nella sua attesa, vicina o lontana che fosse, l'obbietti¬vo di fondo dell'esistenza.
In questa attesa sublimava uno struggente desiderio di vita che realizzava nella preghiera e nella ricerca instancabile di apostolato.

Gesú Cristo

Nell'anno 753 dalla fondazione di Roma, il Figlio di Dio si fe¬ce uomo, nascendo da Maria a Betlem, prendendo il nome di Gesú.
Se un essere umano potesse prendere il sole, comprimerlo fra le mani e farne una palla di pochi chili, l'universo intero sta¬rebbe sbalordito a guardare - rileva sempre padre Santangelo nel suo Sviluppo -. Nell'Incarnazione non un sole, non una ga¬lassia, non l'universo, ma infinitamente di piú, l'Infinito Iddio si fa un piccolo uomo.
Dinanzi ad un avvenimento tanto meraviglioso, all'uomo in¬telligente non resta che contemplare in silenziosa e sbalordita adorazione.
L'Incarnazione, Passione e morte di Gesú sono un fatto cosí straordinario e cosí grandioso che non può venir relegato ai margini della Storia, né può costituire un microscopico episo¬dio nella vita dell'universo senza relazioni e senza conseguen¬ze per nessuno.
Il fatto che il padrone dell'Universo scenda nella sua crea¬zione e si unisca ad essa nella maniera piú intima possibile fa¬cendosi uomo, ed infine vi muoia e vi risusciti, deve costituire il fatto centrale della Storia e dello Spazio, l'avvenimento che con¬diziona la storia dei singoli uomini e dell'umanità intera, la chiave di spiegazione della creazione e dell'evoluzione.
Per lo stesso motivo l'Incarnazione, Passione e Morte di Gesú non possono essere un fatto estraneo alla nostra vita ed esistenza, ma devono costituirne il centro e lo scopo...
L'uomo può dirsi cristiano quando sono di Cristo il suo cuo¬re, il suo corpo, le sue attività, i suoi interessi; quando cioè vive veramente per Cristo ed a Cristo orienta la propria famiglia, la professione e la sua vita intera...
Dice il proverbio latino: l'amore o trova uguali o rende uguali. Anche Dio ha voluto fare cosí: si è voluto fare simile a noi prendendo un corpo, un'anima, un volto come i nostri, per rendere noi simili a sé, ed ha scelto di farsi simile ai piú poveri, facendo per trent'anni l'umile mestiere del falegname in un po¬vero villaggio della Galilea. Ha fatto come il padre che per amore del suo bambino mette da parte la propria grandezza e si fa piccolo con lui.
Giustamente dice la Bibbia: guardate se c'è un Dio simile al nostro, cosí vicino agli uomini, come il nostro Dio che abita fra di noi.
Dio che ha cosí tanto amato gli uomini da mandare suo Fi¬glio sulla terra e farlo perire per salvarli. Il suo Amore è giunto al vertice: oltre non è possibile andare. La missione di Gesú, in¬fatti, è stata una missione di salvezza... (LA. Santangelo: Dio è interessante?).

L'Unità della Chiesa

Come accennato nelle pagine precedenti, uno dei punti car¬dine del pensiero di padre Antonino Santangelo è l'urgente e necessaria « unità » della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e Suo visibile prolungamento sulla terra, cosí come espressamente voluto dal suo divino Fondatore ed esplicitamente chiesto al Padre nell'Ultima Cena: «Ut unum sint ». Unità che è assoluta¬mente necessaria oggi piú che mai se si vuole veramente di-struggere il regno di Satana ed instaurare il Regno di Dio.
Come la rovina della Chiesa e del mondo sono la disunione e l'odio - scrive il nostro sacerdote ne' L'ideale dell'Unità -, cosí la salvezza del mondo sono l'amore e l'unione. Come la di¬sunione e l'odio preparano il regno di Satana, cosí l'unione e la carità preparano il Regno di Dio ...
Per fermare l'attuale processo pauroso di scristianizzazione, per ripigliare le posizioni perdute e procedere alla conquista del mondo a Cristo, dobbiamo partire dall'unione interiore dei cattolici...
L'individuo può con il suo esempio, con le sue preghiere, coi suoi sacrifici e col suo zelo convertire e infervorare tante ani¬me attorno a sé; ma resta impotente per moltissime altre che pure ha vicino. Nessuno può mai osare o pensare di risolvere i problemi superiori alle sue competenze. Cosa può fare, dunque, un singolo individuo dinanzi al colossale impero di Sata¬na? Cosa potrebbe fare un soldato o un battaglione contro un impero?
Contro un regno può lottare un altro regno; contro un eser¬cito può combattere solo un altro esercito; gli uomini che af¬frontano alla spicciolata un esercito s'infrangono tutti inesora¬bilmente. Contro il regno unito e compatto di Satana può solo misurarsi il Regno di Dio, ma solo quando a sua volta sarà uni¬to e compatto, perché « ogni regno diviso in se stesso va in rovi¬na» (Lc. 11,17).
Mai come oggi si è reso necessario un sollevamento ed una mobilitazione totale dei cattolici attorno ad un'unica bandiera, il Papa, per un'unica battaglia, con l'impiego sincrono di tutte le energie e di tutte le risorse cattoliche.
La dottrina del Vangelo non è meno rivoluzionaria di altre dottrine, né meno sapiente: anzi ha la potenza e la sapienza di Dio.
Cosí come il progresso umano risulta dall'unione di tutte le scoperte e di tutti gli sforzi degli uomini, cosí il Regno di Dio ri¬sulterà dall'unione di tutte le esperienze, di tutte le energie e di tutti gli sforzi dei Cattolici.
L'Unità è stata portata da Cristo con la sua unione ipostatica e voluta con l'istituzione della Chiesa, vivente ed unita in Lui con la Grazia. L'Unità non è, dunque, una soprastruttura, come non lo è la vita nel corpo, ma si confonde con la Chiesa stessa. Chiunque lavora per l'Unità lavora per la Chiesa...
Gesú è venuto a riunire in uno tutti i figli di Dio - precisa ancora padre Santangelo nella Edificazione del cristiano, com¬pletamento de' L'Ideale dell’Unità -. Li riunisce col Suo coman¬damento nuovo, ossia con l'amore universale.
Sia europei, sia africani, sia americani che asiatici, tutti siamo chiamati a formare una cosa sola: il Corpo Mistico di Gesú Cri¬sto. Tutti gli uomini, piccoli e grandi, istruiti od ignoranti, ricchi e poveri siamo chiamati da Dio a formare un'unica famiglia, con un'equa distribuzione dei beni terreni per vivere tutti dignito¬samente, e con la partecipazione dei beni spirituali da parte di coloro che li hanno, per poter giungere tutti in Paradiso.
Ogni chiusura, sia materiale che spirituale, genera la morte. Il ricco deve dare i suoi tesori ai poveri; il cristiano deve dare la sua fede e la sua grazia ai peccatori
L'unità è il frutto della carità.
La mancanza di carità ci divide, la carità ci unisce ... Essere cattolico significa tendere all'unità e all'universalità, ossia amare la Chiesa sparsa in tutto il mondo, avere una mente lar¬ga ed un cuore largo tali da pensare, amare, abbracciare tutto il mondo...
La principale preoccupazione di Gesú è che tutti i suoi disce¬poli si amino tra di loro e che questo Amore li fonda in una co¬sa sola. E chiede questa grazia al Padre, perché Lui solo può operare un miracolo di tal genere: “Né soltanto per questi pre¬go, ma anche per quelli che crederanno per la loro parola, af¬finché siano tutti una cosa sola come tu sei in me, o Padre, ed io in te; che siano anch'essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.
La gloria che tu mi desti io l'ho data loro, affinché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola, io in essi e tu in me, af¬finché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv. 17,20-23).
La carità e l'unità, quindi, devono essere, per noi cristiani, il nostro chiodo fisso, da ciò si deve conoscere che siamo cristia¬ni: che ci vogliamo fortemente bene gli uni gli altri. Il nostro obiettivo è diventar un cuor solo ed un'anima sola come i pri¬mi cristiani, e di spianare agli altri la strada verso Dio mediante il nostro amore, è cosí che si costruisce l'Unità della Chiesa...

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